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Un ospedale virtuale senza persone? Una ricerca che può interessare i terapeuti.

Joanna Głowacka · Direttrice Clinica, co-fondatrice
Un ospedale virtuale senza persone? Una ricerca che può interessare i terapeuti.

Un esperimento mentale che è realmente accaduto

Immagina un ospedale senza pazienti o personale nel senso tradizionale. Al loro posto, i ruoli clinici — medici, infermieri, pazienti — sono interpretati da agenti AI autonomi. Ognuno prende decisioni, risponde al feedback, osserva le conseguenze delle proprie azioni e impara nel tempo.

Sembra futuristico, ma non è più solo un concetto. In uno studio di Li et al. (2024), è stato descritto Agent Hospital - un ambiente virtuale che simula il funzionamento di un ospedale, in cui agenti medici si addestravano nel processo di cura. Il sistema ha raggiunto un’alta precisione sui dati di test e - particolarmente interessante - è stato in grado di correggere autonomamente le proprie decisioni sulla base dei risultati precedenti.

L’AI come ambiente di formazione, non come “sostituto” degli specialisti

Un anno dopo, il progetto Tsinghua AI Agent Hospital (2025) è passato da una fase puramente di ricerca ad applicazioni educative. Non per sostituire i medici, ma per supportare il loro apprendimento. L’ospedale virtuale è diventato uno spazio per testare decisioni cliniche, analizzare scenari e imparare senza rischi per i pazienti reali.

Questa distinzione sembra cruciale. Non stiamo parlando di algoritmi che “curano”. Stiamo parlando di ambienti che consentono lo sviluppo delle competenze. Di sistemi che permettono di esercitare il pensiero clinico - più velocemente, più frequentemente e in modo più strutturato.

Ed è esattamente qui che sorge una domanda che può interessare in particolare gli psicoterapeuti.

E se l’AI in terapia fosse più di un semplice strumento organizzativo?

Oggi parliamo più spesso dell’AI in terapia come supporto tecnico: aiuto con i riassunti, analisi del materiale di seduta, mantenimento della struttura del processo o organizzazione dei dati. È un valore enorme - ma potrebbe non esaurire il potenziale di questi strumenti. Perché cosa diventa un sistema quando non si limita ad “aiutare”, ma immerge il terapeuta ogni giorno in un particolare modo di pensare?

Il punto non è che un algoritmo conduca la terapia. La relazione autentica, la connessione e la presenza di un’altra persona non possono essere sostituite - e non è questo l’obiettivo. Piuttosto, si tratta dello sfondo su cui quella relazione si svolge. Uno strumento che ricorda delicatamente la concettualizzazione del caso, le ipotesi, gli obiettivi e i meccanismi che mantengono il problema. Uno che non decide, ma struttura il modo in cui pensi.

Un ambiente di apprendimento, non un “terapeuta artificiale”

La ricerca sull’ospedale virtuale rivela qualcosa in più: che l’apprendimento può avvenire non attraverso istruzioni, ma stando in un ambiente decisionale coerente. Gli agenti AI non vengono “insegnati” nel senso classico - imparano perché il sistema riflette costantemente una logica d’azione specifica e risponde alle loro scelte.

Potrebbe accadere qualcosa di simile in psicoterapia?

Un terapeuta che lavora all’interno di un sistema integrato basato sui principi della terapia cognitivo-comportamentale potrebbe non solo utilizzarlo con i pazienti, ma - forse - sviluppare gradualmente le proprie competenze? Un impegno quotidiano con un modello CBT strutturato potrebbe influenzare il modo in cui formuli le domande, riconosci i pattern e costruisci le concettualizzazioni dei casi?

Non lo sappiamo. E per ora non abbiamo ricerche che ci permettano di affermarlo con certezza. Ma è proprio per questo che la domanda è interessante.

Invece di risposte - buone domande

Forse il futuro dell’AI in psicoterapia non riguarda la creazione di algoritmi che “curano”. Forse riguarda piuttosto la progettazione di strumenti che supportano i terapeuti creando al tempo stesso un ambiente di apprendimento continuo per loro.

Non abbiamo bisogno di conoscere oggi le risposte. Basta iniziare a porci queste domande con attenzione e senza fretta. Perché forse uno dei cambiamenti più interessanti che l’AI porta alla psicoterapia non riguarda l’essenza della relazione terapeutica - che rimane profondamente umana - ma piuttosto il contesto in cui il terapeuta pensa, decide e sviluppa la propria arte.

Se è così, allora il futuro non riguarda il sostituire qualcuno, ma il progettare ambienti che favoriscano la riflessione, insegnino attraverso la pratica quotidiana e permettano ai terapeuti di fare ciò che già fanno - solo in modo più consapevole.

Fonti e ispirazione

Li X. et al. (2024) – paper Agent Hospital (arXiv): Agent Hospital: A Simulacrum of Hospital with Evolvable Medical Agents (arXiv) arXiv https://arxiv.org/abs/2405.02957?utm_source=chatgpt.com

Progetto Tsinghua AI Agent Hospital – descrizione del progetto: AIR Research – Virtual Hospital and MedAgent-Zero (Tsinghua) air.tsinghua.edu.cn

Topol E. – Deep Medicine: Deep Medicine – Eric Topol (Hachette) Hachette Book Group

L’AI nella formazione clinica – Lancet EClinicalMedicine: AI education for clinicians – The Lancet EClinicalMedicine The Lancet

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